Non saranno solo chiacchiere! *
* Quella del Regno Unito si è dimostrata l'economia europea più dinamica degli ultimi anni, e può vantare oggi i migliori dati su debito, inflazione e disoccupazione.
* Il governo di Tony Blair è il solo governo nel mondo occidentale che negli ultimi tre anni abbia regolarmente aumentato la spesa pubblica per sanità e istruzione rispetto al PIL.
* Nel Regno Unito, il deficit del welfare continua a diminuire, incrementando di conseguenza le possibilità di spesa nelle pensioni (6 miliardi di sterline in più rispetto al 1997).
* Il governo Blair sta investendo pesantemente nella strategia anti povertà più ambiziosa dalla fine della seconda guerra mondiale. Sta realizzando investimenti record nell'educazione, massicce detrazioni fiscali per le famiglie lavoratrici, aumenti record degli sgravi in misura del carico familiare. Ha avviato il Sure Start (programma di assistenza ai nuovi genitori).
* Tra il 1979 e il 1997, in Gran Bretagna erano stati costruiti solo dieci nuovi ospedali. Con il governo Blair, attraverso il PFI (private founding initiative, il piano del governo che apre scuole e ospedali al capitale privato), a partire dal 1997 sono stati costruiti 15 nuovi ospedali, e altri 100 sono in via di costruzione. 550 scuole sono state ricostruite o ristrutturate. Tutto attraverso il PFI. E ogni singola parte del servizio rimane aperta a tutti e gratuita.
* Il governo Blair ha guidato il processo di devolution delle istituzioni: ora, in Gran Bretagna ci sono un Parlamento scozzese e un'Assemblea del Galles; i nazionalisti stanno ripudiando il separatismo e non c'è un singolo partito che voglia tornare indietro. Persino nell'Irlanda del Nord, nonostante le difficoltà, repubblicani e unionisti sono insieme al governo.
* Il governo Blair, dopo decenni di inutili tentativi, ha smantellato la Camera dei Lord, il più antidemocratico organo di governo ancora presente in Europa; l'unico composto da comuni mortali che avessero il potere di bloccare una legge senza mai essere stati eletti, senza rappresentare nessuno (751 membri per diritto ereditario che ora vanno a casa).
"Non dobbiamo più cadere nell'errore eterno della sinistra radicale: la convinzione che se i cittadini non sono soddisfatti da un governo moderato di centro-sinistra, i consensi andranno a una sinistra più estrema. Il risultato invece è sempre stato, e sempre sarà, uno solo: il ritorno di un governo conservatore. Prima del 1997, sapete per quanti anni del ventesimo secolo i laburisti sono stati al governo con una solida maggioranza? Nove." (Tony Blair)
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:: Lun 28.07.03
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|Domenica 27 Luglio 2003| |
Perché piazzale Loreto
Col passare del tempo, la memoria di certi eventi si affievolisce, rendendocene più difficile la comprensione. Il mattino del 10 agosto 1944, a Piazzale Loreto, furono fucilati 15 antifascisti già tenuti in carcere dai tedeschi: una rappresaglia per vendicare un attentato avvenuto due giorni prima ed in cui avevano perso la vita 9 fascisti e altri 13 erano rimasti feriti. Questa vicenda costituiva una ferita aperta nel corpo della Resistenza italiana, e senza di essa non sarebbe comprensibile quanto poi avvenuto, con il cadavere di Mussolini e degli altri, nello stesso luogo, il 29 aprile 1945.
:: Dom 27.07.03
[continua]
Politica riformista (2)
Estratti dell'intervento di Tony Blair al Congresso laburista di Blackpool - 1 ottobre 2002
«Il ventesimo secolo è stato un secolo di massacri selvaggi, di ideologie folli, e di un progresso senza precedenti. Alla fine ha vinto il progresso. I governi attraverso lo Stato mobilitarono grandi risorse per fornire opportunità alle masse. E le persone divennero più prospere, più fiduciose, più individualiste. Gli anni Ottanta furono testimoni di una reazione dell'individuo contro il potere collettivo in tutte le sue forme. Ora, con la globalizzazione, è cominciata una nuova era. Le persone non sono più individualiste, si sentono meno sicure. La prosperità odierna può essere maggiore, ma la vita moderna è stress e tensione.
:: Sab 26.07.03
[continua]
Fìdati *
Paolo Mieli, dalle colonne del Corriere, ha chiesto qualche settimana fa a Enrico Deaglio di comunicare ai lettori di Diario che la previsione pubblicata sul settimanale nel marzo scorso sulla guerra in Iraq («centomila morti al minimo, quattrocentomila al peggio») era infondata.
Deaglio successivamente precisava che si era trattato di un'elaborazione matematica basata sull'assunto di una guerra di 54 settimane, uso di armi chimiche, difesa di Baghdad, tutte cose che allora erano date per probabili.
Mieli, ringraziandolo per la rettifica in merito alla errata (ancorché assai diffusa) previsione di un Vietnam iracheno, così concludeva: "Lei dice che l'«elaborazione matematica», invero assai pessimista, delle Cassandre collaboratrici del Diario si basava sulla previsione di un conflitto della durata di 54 settimane. Ma l'amministrazione Bush aveva annunciato che la guerra si sarebbe protratta per un lasso di tempo che andava da un minimo di tre settimane (quanto effettivamente durò) a tre mesi. Che senso aveva, allora, far calcoli su un periodo di oltre un anno? In base a quella logica, si sarebbe potuto prefigurare un confronto armato di 540 settimane e prospettare un lutto di tre o quattro milioni di morti. O di 5.400 settimane e prevedere morti nell’ordine delle decine di milioni..." (Lettere al Corriere, 15 luglio 2003)
Solo per dire che di panzane sull'Iraq ne abbiamo sentite tante, e tante ancora ne sentiremo: tutte introdotte dalle magiche paroline "me lo sento", "te lo dico io", "fìdati..."! Davvero ci si può fidare?
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:: Ven 25.07.03
Politica riformista (1)
Estratti dell'intervento di Tony Blair al Congresso laburista di Blackpool - 1 ottobre 2002
«Il paradosso del mondo moderno è questo: non siamo mai stati così tanto interdipendenti nei nostri bisogni, né mai siamo stati tanto individualisti nelle nostre prospettive. La globalizzazione e la tecnologia hanno creato una vasta gamma di opportunità, ma sono anche la causa di grandi insicurezze. I valori di una politica progressista - solidarietà e giustizia per tutti - non sono mai stati importanti come oggi; e la traduzione concreta di tali valori non ha mai avuto tanto bisogno di modernizzazione.
:: Gio 24.07.03
[continua]
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|Mercoledì 23 Luglio 2003| |
Riflessi condizionati *
Se c'è un merito che va riconosciuto a Tony Blair - indipendentemente da come andrà a finire la sua avventura personale - è quello di aver dimostrato che si può fare politica di sinistra anche nel 21° secolo, anche in un mondo non più diviso in blocchi, anche in assenza dei muri e delle cortine di ferro che giustificavano la politica dei 'riflessi condizionati'.
Ciò che ha guidato Tony Blair in questi anni è la convinzione che si può essere europei senza dover essere antiamericani; che i valori della democrazia, della libertà, della tolleranza e della giustizia non sono valori solo occidentali, ma dell'umanità intera; che l'Europa e l'ONU non possono limitarsi ad essere 'luoghi di rappresentanza' di nazioni, ma che hanno compiti e ruoli da giocare per l'affermazione nel mondo intero della cooperazione e della sicurezza.
Per Tony Blair, inoltre, la sinistra non deve temere di confrontarsi su terreni ad essa tradizionalmente ostili (criminalità e sicurezza, meritocrazia, responsabilità individuale), ma anzi solo da un suo impegno non occasionale a tutto tondo potranno derivare risultati socialmente accettabili anche in questi campi, nonché credibilità politica duratura.
Tony Blair ha dimostrato che occorre affrancarsi dalla politica delle mitologie, che impedisce alla sinistra di dispiegare la propria proposta, di essere efficacemente riformista, di sottrarsi al ruolo paradossale di forza conservatrice dello status quo.
Una lezione difficile da accettare per buona parte della sinistra nostrana, ancora ostaggio, rispetto alle riforme, della politica dei 'riflessi condizionati': "Pensioni? --> Diritti acquisiti!". "Articolo 18? --> Al referendum!". "Scuola? --> Al bando i privati!". "Sanità? --> Non si tocca!". "Rai? --> Anatema!". "USA? --> No all'uso delle basi!". "Contingente italiano in Iraq? --> Commissione d'inchiesta!". E chi più ne ha più ne metta, in una corsa sfrenata alla rinuncia in proposta e iniziativa.
Sfortunatamente, un'ideologia basata sul 'ruolo degli assenti', che dentro di sé conserva ancora intatti i muri nella realtà da tempo demoliti, è difficile che possa riconoscere nell'azione di Tony Blair, e nei risultati innegabili del suo governo, i tratti di un nuovo riformismo che - pur tra incertezze ed errori - ha indicato comunque la strada maestra per rinnovare e rilanciare la politica di sinistra.
/dd]
:: Mer 23.07.03
Popper e la 'società aperta'
Ricorre in questi giorni l'anniversario della nascita di Karl Popper, epistemologo e filosofo viennese che come pochi ha influenzato il pensiero del XX secolo, strenuo difensore della libertà e di quella 'società aperta' che è anche il titolo di uno dei suo testi fondamentali. Di seguito, proponiamo un estratto della recensione di Norberto Bobbio appunto alla "Società aperta", apparsa su La Stampa del 17 luglio 2002 con il titolo Mostro totalitario, tu sonnecchi in noi.
«Karl Raimund Popper ci parla della «società aperta e dei suoi nemici»: la società aperta è quella dove ogni individuo assume una responsabilità personale e dove la molla della vita sociale è l'iniziativa morale e singolare, mentre la società chiusa si fonda essenzialmente sulla rigidità dei costumi appoggiati ad un'autorità d'ordine religioso. La prima è razionale e critica, continuamente in progresso; la seconda irrazionale e magica, staticamente assopita nella ripetizione di formule consumate (...).
:: Gio 17.07.03
[continua]
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|Mercoledì 16 Luglio 2003| |
Criminalità e sinistra *
A proposito del dibattito di questi giorni sulla criminalità, e in particolare sulla microcriminalità diffusa nelle nostre metropoli (e forse non più solo in quelle), bisogna riconoscere quanto ancora l'argomento dell'ordine pubblico e della sicurezza individuale continui a costituire una sorta di tabù per il pensiero di buona parte della sinistra politica del nostro Paese.
Se per il passato erano ammissibili preoccupazioni di ordine "ideologico", ragioni di opportunità politica, vocazioni e sensibilità (peraltro maturate nell'arco di decenni di impegno e di lotta) - per cui tradizionalmente appannaggio della sinistra erano il lavoro e la giustizia sociale; della destra, invece, appunto la sicurezza e l'ordine pubblico - oggi ciò non ha più ragione d'essere. E non solo per il grado di pervasività e di insopportabilità che il fenomeno ha raggiunto - e rispetto al quale sempre più i cittadini misurano le capacità effettive della politica di rispondere in concreto alle loro esigenze - bensì anche proprio per la necessità di aggredire il problema in maniera seria e con successo.
Non trattandosi infatti soltanto di un problema di polizia o di severità delle leggi, ma anche di educazione individuale, di cultura di gruppo e familiare; non solo di controllo del territorio, ma anche di collaborazione dei cittadini, di funzionamento dei tribunali e di certezza delle pene...; trattandosi insomma di un fenomeno profondo e complesso, che coinvolge a vario titolo e con diverse responsabilità vari interlocutori e che è alimentato, e a sua volta alimenta, altre condizioni di precarietà e di disagio (emarginazione sociale, tossicodipendenza, immigrazione clandestina)... esso richiede un approccio allo stesso tempo pragmatico e di lungo respiro; l'uso di molteplici leve; idee coraggiose, originali e di sano equilibrio. Ingredienti tutti, crediamo, tipici di moderne politiche riformatrici.
Una bella sfida, non c'è che dire, anche per la sinistra nostrana - se solo avesse voglia, come più fortunatamente accade altrove, di liberarsi di vecchi armamentari ideologici e di preoccuparsi con decisione dei problemi reali della gente.
/dd]
:: Mer 16.07.03
Il caso Sofri (31 anni dopo)
di Stefano Folli
Corriere della Sera, 13 luglio 2003

Nel carcere di Pisa vive e lavora un uomo che sta pagando il suo debito verso la giustizia. Lo fa con estrema dignità ormai da anni. Il suo nome è Adriano Sofri e con sobria civiltà pubblica da anni libri e articoli sui maggiori giornali. Le sue riflessioni sul nostro tempo costituiscono un punto di vista impossibile da ignorare. Sono testimonianze proposte con attenzione scrupolosa verso la realtà di un Paese decifrato in tutte le sue complessità.
:: Mar 15.07.03
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continua]
Leadership e guerra
Su La Repubblica di qualche mese fa (12 marzo 2003) è apparso uno dei più bei editoriali degli ultimi anni: un intervento di Ralf Dahrendorf sulla leadership politica. Ne riproponiamo di seguito i passaggi principali.
A proposito di Blair: "Egli crede, molto semplicemente, che Saddam Hussein sia un capo di Stato malvagio, che costituisce una potenziale minaccia per i paesi più vicini e più in generale per il mondo, e che se ne deve andare. La posizione di Blair è tanto più ammirevole in quanto viviamo in un'epoca in cui i leader politici si adeguano ai sondaggi di opinione e ai pareri espressi dai cosiddetti focus group che in sostanza dicono loro cosa debbano pensare. Molti politici cercano dunque di aderire quanto più possibile alle opinioni della maggioranza. Considerano tutto ciò "democratico" e auspicano che la loro fedeltà all'opinione pubblica garantisca loro la rielezione. Per fortuna un simile populismo - perché di questo si tratta - non è universale."
:: Sab 12.07.03
[continua]
Armi di distruzione di massa *
In Iraq, le armi di distruzione di massa non sono state trovate, né è dato sapere se mai lo saranno. Però sono state trovate le fosse comuni di decine di migliaia di iracheni: civili dissidenti, comunisti fuorilegge, membri del partito islamico Dáwa, sepolti vivi assieme alle loro donne e ai loro bambini. Vittime che si aggiungono alle decine di migliaia di sciiti trucidati da Saddam Hussein; alle migliaia di curdi gasati prima che gli ameriKani instaurassero la no-fly zone. In tutto, secondo Human Rights Watch, 290.000 persone scomparse in Iraq durante gli anni del regime. Le armi di sterminio di massa non sono state trovate, no. Ma lo sterminio di massa sì, quello è sotto gli occhi di tutti.
Perciò, non è illegittimo sentirsi soddisfatti perché il 'macellaio di Bagdad' è stato messo in condizione di non più nuocere, e sperare che gli iracheni possano presto vivere liberi e in pace, e che lo stesso avvenga un giorno per l'intero medio oriente.
C'è infine da augurarsi (o è un'illusione?) che i democratici pantofolati - quelli che dalla civilissima Europa tutto osservano e tutto giudicano, e che in decenni di aristocratica indifferenza e immobilismo ben poco hanno fatto per evitare le conseguenze peggiori e più dolorose - aprano finalmente gli occhi e decidano di rimboccarsi le maniche, dando un contributo serio alla libertà dei popoli che libertà ancora non hanno.
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:: Ven 11.07.03