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08/06/2006: "Sudditanza psicologica *"
Così l'avevano battezzata gli esperti della pedata: "sudditanza psicologica". Quella che gli arbitri, volenti o nolenti, subivano al cospetto dell'autorevolezza e del prestigio del blasone bianconero. Molto meno sofisticato era invece il concetto alla base di tutto: una sorta di mondo duplex (come nei Nembo Kid degli anni sessanta), un campionato parallelo in cui ogni cosa era predeterminata per andare al rovescio, per andare al contrario: il gol/non-gol, la lealtà/imbroglio, il fair-play/l'inculo. E la sudditanza aveva poco di psicologico, sapeva piuttosto di letamaio, di pecoreccio.
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