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10/03/2006: "L'intolleranza"

by Capperi!
Intollerante è colui che non permette ad altri comportamenti leciti. Chi non permette al vicino di ascoltare musica a tutto volume a mezzanotte non è intollerante, è solo una persona vittima dell'altrui inciviltà. Intollerante è invece chi vuole vietare i film pornografici: infatti basta non andare a vedere quei film.
Purtroppo, mentre il criterio della tolleranza giuridica è obiettivo, l'intolleranza morale è soggettiva. Molta gente si ribellerebbe all'idea di avere per vicini di casa una coppia di omosessuali, benché il loro stile di vita non provochi il minimo fastidio.
L'esempio è significativo. Chi, infastidito dalle grida dei bambini in cortile, osasse manifestare la propria sofferenza si sentirebbe dire da chiunque: "Ma poveri bambini, lasciali giocare!" Viceversa quando l'intolleranza si accoppia con l'indignazione, le cose cambiano. I bambini disturbano ma bisogna lasciarli fare, gli omosessuali non disturbano ma non si può lasciarli fare: suscitano la condanna morale e dunque vanno emarginati, allontanati, cancellati. Soppressi, perfino: come è avvenuto tante volte in passato e come avviene ancora oggi in Iran. L'intolleranza infatti è un mostro che si nutre della propria buona coscienza, che non si limita dire "non la penso come te" ma ingiunge: "devi pensarla come me o ti elimino".
L'uomo razionale trova ciò inconcepibile ma la storia mostra che inconcepibile è lui, non il popolo fanatico. Nella guerra santa per il moderato non c'è posto. Chi esprime dubbi, chi pone domande, chi solleva obiezioni o propone accordi è presto visto come un colpevole di lassismo morale. Lo si sospetta d'indifferenza ai valori e presto d'intelligenza col nemico. Nell'epoca contemporanea questi eccessi sembrano incredibili e tuttavia è sul suolo europeo che si sono avute le conversioni forzate, le stragi dei Catari, le pire degli autodafé. Sono cose passate ma che non ci sono estranee. Tutto dipende dal fatto che i differenti paesi non vivono tutti lo stesso momento storico. A Cape Canaveral si è già al futuro, nella Papuasia si è ancora all'età della pietra e in mezzo ci sono molti arabi che vivono nel Medioevo e molti europei che vivono nel Seicento. Vanno a messa la domenica e consultano nei giorni feriali chiromanti, fattucchiere, maghi e guaritori. E tutti i giornali pubblicano l'oroscopo. Il mondo del fanatismo non è dunque "strano", "inverosimile" o "inaccettabile": è semplicemente "in ritardo". Non ha ancora beneficiato del "Secolo dei Lumi". L'atteggiamento fideistico del resto si ritrova anche nell'intolleranza di certa sinistra verso chiunque non sia di sinistra: convinta della propria superiorità, mal sopporta e disprezza come immorale chiunque non appartenga alla propria fazione.
Come si vede, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la reazione al comportamento altrui è più forte e pericolosa non quando esso fa soffrire - la sofferenza a volte è accolta come ineluttabile, "siamo nati, per soffrire" - ma quando esso disturba il senso morale. L'Europa – con buona pace di Marx – è stata insanguinata più dalle guerre di religione che dalle guerre di origine economica. E se al limite si possono capire gli scontri tra Cristianesimo e Islàm, non c'è modo di comprendere gli scontri fra cattolici e protestanti o fra sunniti e sciiti. Sette divise da piccole differenze, che molti non saprebbero precisare, si scannano senza misericordia.
L'intolleranza aggressiva e fanatica è sorda al dialogo. Essa va dunque trattata come si tratta una tigre: senza giudicarla male, senza cercare di farne un erbivoro e senza provocarla. Ma sparandole senza esitare se si avvicina troppo. Lo stesso fondamentalismo islamico non va giudicato: non è il caso né di assolverlo né di condannarlo. All'Occidente deve bastare considerarlo incompatibile col proprio modus vivendi e tenerlo lontano. Con le buone, se possibile; con le cattive, se necessario. E il terrorismo infine, essendo una forma di criminalità al di fuori di ogni regola, va combattuto al di fuori di ogni regola.
Gianni Pardo

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