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19/03/2005: "Il regime contro Mussolini *"

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso di Alessandra Mussolini contro l'esclusione di Alternativa sociale dalle prossime elezioni regionali, dopo l'accertamento di centinaia di firme false tra quelle depositate per la presentazione della lista.
«Questa non è democrazia, è regime» ha commentato inviperita la nipote del Duce. «Neanche in Iraq si son viste cose del genere. Alle Politiche del 2006 chiameremo gli osservatori internazionali. Presenteremo esposti contro tutte le liste. E' incredibile ciò che è successo: hanno escluso una lista che ha i suoi rappresentanti nel Parlamento italiano e in quello europeo. Hanno escluso non un partito, ma centinaia di migliaia di cittadini che avevano il diritto di andare a votare. Ma loro avevano paura di questo voto e l'hanno impedito. Questa è una storia di killeraggio politico e di falsari».

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82 anni prima, nel 1923, il nonno della Alessandra faceva approvare una nuova legge elettorale, la legge Acerbo, che eliminava di fatto il sistema proporzionale, fissando un premio di maggioranza pari ai 2/3 dei seggi per la lista che avesse ottenuto più del 25%.
Le elezioni dell'aprile 1924 si svolgevano in un clima di terrore e di violenza che avrebbe portato al rapimento e all'uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti, coraggiosamente schieratosi a denunciare, all'apertura della nuova Camera, le illegalità e le violenze della campagna elettorale.
Il 3 gennaio 1924 Mussolini pronunciava alla Camera il celebre discorso: "Dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea ed al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto". Nei giorni seguenti, venivano imbavagliati i giornali di opposizione, chiusi 35 circoli politici, sciolte 25 organizzazioni "sovversive", serrati 150 esercizi pubblici, arrestati 111 oppositori ed eseguite 655 perquisizioni domiciliari.
Intanto, la violenza contro gli oppositori si scatenava ancora una volta in modo selvaggio: Amendola, principale capo dell'opposizione dopo la morte di Matteotti, fu nuovamente aggredito, il 20 luglio 1925, da una squadra guidata da Carlo Scorza, futuro segretario del partito fascista, e morì nell'aprile successivo in Francia; la famiglia Rosselli subì tre "azioni punitive"; Filippo Turati e Gaetano Salvemini furono forzati a seguire in esilio Sturzo e Nitti.
Il 4 ottobre 1925 si ripeté a Firenze una strage di antifascisti come quella del 18 dicembre 1922 a Torino (la "notte di San Bartolomeo"). Anche alla Camera dei deputati, del resto chiusa per lunghi periodi agli oppositori, i fascisti non permettevano praticamente più di prendere la parola. Mussolini si esprimeva contro "il parlamentarismo parolaio", che, diceva, gli faceva solo perdere tempo.
Pochi mesi dopo venivano varate le "leggi fascistissime". Mussolini faceva occupare le logge massoniche, scioglieva il Partito Socialista Unitario e ne sopprimeva l'organo La Giustizia, s'impadroniva del Corriere della Sera e della Stampa, scioglieva centinaia di associazioni, decretava il licenziamento di migliaia di impiegati statali, toglieva la cittadinanza agli esuli politici, modificava lo Statuto stabilendo che al capo del governo, nominato dal re e non più soggetto alla fiducia parlamentare, venivano attribuiti poteri speciali tra cui la nomina a sua discrezione dei ministri e la decisione sugli argomenti in discussione in Parlamento. All'inizio del 1926 venivano abolite le amministrazioni locali di nomina elettiva e il sindaco era sostituito dal podestà di nomina governativa.
Poco tempo ancora e Mussolini scioglieva tutti i partiti — a eccezione, naturalmente, di quello fascista —, sopprimeva i giornali antifascisti, istituiva la pena del confino, introduceva la pena di morte, creava la polizia segreta (OVRA) e il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, col compito di reprimere i reati politici, cioè gli oppositori del fascismo, proclamava la decadenza di 120 deputati d'opposizione accusati di aver disertato i lavori parlamentari. Tutti questi provvedimenti, che tra l'altro aumentavano i poteri dell'esecutivo sul legislativo, passarono in novembre alla Camera e al Senato senza che fosse consentita la minima discussione. Durissime condanne furono comminate agli oppositori (da 20 a 23 anni di carcere a Gramsci, Terracini, Scoccimarro, ma furono centinaia gli antifascisti che riempirono le carceri).
Col novembre 1926 si può dire che in Italia si ebbe la fine di ogni vita politica e l'inizio del "regime". Cominciava la "fascistizzazione" di tutte le istituzioni e di tutti i settori dell'attività nazionale: stampa, scuola, magistratura, diplomazia, esercito, organizzazioni giovanili e professionali. La soppressione di libere elezioni completava l'opera. Il regime parlamentare, a questo punto, non esisteva più, sostituito da un regime autoritario a partito unico, incentrato sull'autorità del capo del governo e basato sul terrore poliziesco. (*)
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Siamo certi che Alessandra Mussolini avesse bene in mente queste pagine della nostra storia quando ieri si è scagliata con veemenza contro "il regime e i suoi falsari". E siamo altrettanto certi che, fosse vissuta allora, avrebbe contrastato con la medesima fermezza di oggi l'affermarsi del regime del nonno Benito, schierandosi al fianco di Matteotti, di Gramsci e dei fratelli Rosselli contro l'illegalità e per la libertà di voto.
Ma si sa, la storia la prima volta ha sembiante di tragedia, la volta dopo di farsa. Povera Alessandra, è arrivata la volta dopo!
[*Brani liberamente tratti da Fascismo: la nascita della dittatura (1922-1926)]

http://www.romacivica.net/anpiroma/FASCISMO/fascismo2.htm
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