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08/08/2004: "L'Unità: "Contro Al Jazira un vero e proprio caso di censura" *"

"Un vero e proprio caso di censura". Così esordisce l'Unità online di sabato 7 agosto (red) alla notizia che, per ordine del governo provvisorio iracheno, l'ufficio di corrispondenza di Al Jazira a Bagdad resterà chiuso per un mese. "Allawi mette a tacere la voce del mondo arabo", insiste il web giornale dei Ds, riportando le dichiarazioni con cui il primo ministro iracheno precisa le ragioni del provvedimento contro la rete qatarina, maturato dopo che "una speciale commissione ha monitorato Al Jazira per quattro settimane, per verificare se incitasse alla violenza e all'odio".
Già nei giorni scorsi, il ministro degli Interni, Falah al-Naqib, aveva dichiarato che la Tv satellitare, con sede in Qatar, "incoraggiava i sequestri mostrando immagini di ostaggi minacciati di morte", mentre un alto funzionario governativo aveva aggiunto che "Al Jazira ha incoraggiato criminali e gangster in Iraq".
Insomma, il provvedimento del governo iracheno non si può dire che sia giunto proprio inaspettato.
Purtuttavia, nell'articolo di approfondimento de l'Unità di qualche ora dopo, Toni Fontana rincara addirittura la dose di dubbi e sospetti (non sull'emittente tv, bensì sul governo iracheno): sposando la linea della 'censura gradita agli Usa' ("la decisione di Allawi appare ispirata dagli americani che non sono mai andati per il sottile con Al Jazira"); ricordando il fatto che "Al Jazira rappresenta una presenza fastidiosa per il comando Usa"; attribuendo infine il provvedimento di censura a recenti servizi scomodi realizzati dalla tv, a causa dei quali "qualcuno ha «suggerito» ad Allawi di imbavagliare l'emittente".
L'Unità omette però di accennare al fatto che la decisione del governo iracheno arriva in realtà in coda ad una lunga sequela di sospetti e accuse mosse alla tv satellitare panaraba, imputata non solo di simpatie, ma addirittura di rapporti di complicità e di connivenza con gruppi organizzati di sequestratori e assassini. Già il 25 luglio scorso, infatti, il ministro degli esteri iracheno Hoshiyar Zebari, in un'intervista rilasciata proprio alla tv qatarina, aveva avuto modo di dichiarare che "Al Jazira, Al Arabiya, al-Manar e al-Alam sono canali di incitazione alla violenza", precisando a proposito di Al Jazira che "c'è una serrata discussione in corso, tra i nostri organi governativi, sulla sua eventuale chiusura. Purtroppo essa è manipolata da gruppi terroristici e noi non intendiamo tollerare ulteriormente questo modo di fare informazione".
Probabilmente, quando rilasciava queste dichiarazioni il ministro iracheno non aveva in mente i servizi "sgraditi" agli americani realizzati dall'emittente araba (né tantomeno quelli ancora da realizzare!), quanto piuttosto ciò che un qualunque cittadino iracheno può rilevare ogni giorno guardando i notiziari di quella tv da più di un anno a questa parte: la sistematica diffusione, senza alcuna incertezza o discussione, di tutti i comunicati dei sequestratori e degli assassini che infestano l'Iraq e il Medio Oriente; l'acritica divulgazione, senza prese di distanza né distinguo, delle loro istanze e richieste; la sostanziale accondiscendenza, senza eccezioni, agli intenti ricattatori e intimidatori dei loro proclami. Questioni, tutte, che non attengono tanto alla sfera della libertà di stampa e di opinione, bensì a quella del rispetto dei codici e della legge; degli accreditamenti reciproci tra sistemi criminali illegali e sistema dell'informazione; della condivisione di azioni criminose e dell'incitamento a reiterarle. Cose su cui i tribunali penali di un qualunque paese democratico provvederebbero ad indagare e giudicare (e come pare abbia fatto proprio una commissione governativa irachena prima che fosse emanato il provvedimento di sospensione).
Già in altra occasione, abbiamo rivolto idealmente, ai responsabili di Al Jazeera, alcune semplici domande: Perché non vi rifiutate di trasmettere i proclami dei terroristi? Perché non vi dissociate pubblicamente dalle loro azioni criminali? Perché non denunciate all'autorità giudiziaria coloro che vi riforniscono dei video dei sequestri e degli omicidi, e che per ciò solo sono già meritevoli di comparire davanti alla legge? Perché non vi mettete a disposizione della magistratura per collaborare al riconoscimento dei tagliagole e dei sequestratori con cui entrate in contatto?
Non ci dispiacerebbe che l'Unità ci aiutasse ad ottenere qualche semplice risposta alle nostre domande immaginarie, anche se vediamo che delle nostre preoccupazioni su l'Unità non c'è traccia. Per l'organo dei Ds si tratta solo dell'ennesimo caso di censura, dell'ennesima voce libera messa a tacere dal nemico americano (e dai suoi servi iracheni). Sull'informazione di Al Jazira, sui suoi servizi, sul suo ruolo di "megafono del terrore", sulle mille accuse e sospetti, l'Unità non ha dubbi: perché mai parlarne? Propaganda imperialista!


Vedi anche:
- Al Jazeera, la voce del terrore *
- Iraq says satellite channels incite violence - Netscape/Cnn News
- "Al Jazeera fu complice dei miei sequestratori" - La Repubblica
- Che cos'è Al Jazeera *
- Kamikaze, eroi e traditori nelle tv arabe - M. Allam/Corriere della Sera
- Vi racconto com'è cambiata Al Jazira - M. Allam/Corriere della Sera
- Mitra e tv per umiliare l'infedele - M. Allam/Corriere della Sera
- Immagini e parole, l'odio in onda su Al Jazira - M. Allam/Corriere della Sera
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